Lo stadio II del melanoma è più eterogeneo dei precedenti e comprende lo stadio IIA, IIB e lo stadio IIC.

Riferendoci alla classificazione TNM del melanoma, possiamo dire che lo stadio IIA comprende i melanomi pT2b (spessore compreso tra 1 e 2 mm di con ulcerazione), pT3a (tra i 2 e i 4 mm di spessore senza ulcerazione), pT3b (tra i 2 e i 4 mm di spessore con ulcerazione), pT4a (superiori ai 4 mm di spessore senza ulcerazione) e i pT4b (superiori ai 4 mm di spessore con ulcerazione).

Tabella 2

  Spessore di Breslow Ulcerazione Stadio
pT2b > 1 mm; < 2 mm Presente IIA
pT3a >2 mm; <4 mm Assente IIA
pT3b > 2 mm; < 4 mm Presente IIB
pT4a > 4 mm Assente IIB
pT4b > 4 mm Presente IIC

 

Il trattamento standard per il questo tipo di melanomi comprende l’intervento chirurgico radicale, la biopsia del linfonodo sentinella e l’eventuale terapia adiuvante.

La sopravvivenza a 10 anni per il melanoma in stadio II va dall’88% al 75%.

Allargamento

La chirurgia radicale sul primitivo prevede un primo intervento, la cosiddetta biopsia escissionale, e un secondo intervento sulla cicatrice.

La biopsia escissionale prevede l’asportazione in toto della lesione pigmentata, con margini sani sono molto sottili. Alla luce dell’istologico si procederà dunque con “l’allargamento” o “radicalizzazione”. Questo secondo intervento prevede l’asportazione della cicatrice chirurgica con una porzione di tessuto sano circostante. L’allargamento è una procedura chirurgica semplice, che non richiede anestesia generale salvo circostanze particolari.

L’obiettivo è quello di rimuovere ogni possibile residuo di malattia rimasto dopo la biopsia. La rimozione del margine sano permette di eliminare eventuali residui tumorali e abbassa il rischio di recidiva locale.

La porzione di cute sana da rimuovere in corso di allargamento, per questo tipo di melanoma è di 1 cm per i melanomi di spessore inferiore ai 2 mm (pT2b) e di 2 cm per i melanomi di spessore superiore ai 2 mm (dal pT3a in avanti) in ogni direzione intorno al tumore primario. Può essere considerato un allargamento meno esteso in circostanze particolari (es. volto) dopo valutazione medica e chirurgica. Questa procedura può essere fatta nell’ambulatorio medico sotto anestesia locale.

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 Trattamento: allargamento;

Obiettivo: rimuovere ogni possibile residuo tumorale dopo la biopsia;
Raccomandazioni: 1 cm per i melanomi di spessore inferiore ai 2 mm (pT2b) e di 2 cm per i melanomi di spessore superiore ai 2 mm (dal pT3a in avanti).

Biopsia del linfonodo sentinella

Tutto il nostro corpo è percorso da sottilissimi vasi. Alcuni trasportano il sangue (ematici), mentre altri sono deputati al trasporto della linfa (linfatici). Lungo questi vasi sono posizionati, in stazioni la maggior parte delle volte prevedibili, i linfonodi: organelli sferici, deputati al riconoscimento di cellule tumorali o microbi trasportati con la linfa, all’eliminazione degli stessi e, se necessario, all’attivazione della risposta immunitaria. Il concetto che sta dietro l’esecuzione del linfonodo sentinella è quello di andare a prendere fisicamente e analizzare il primo linfonodo che riceve la linfa dalla zona sede del melanoma.

Questa procedura è considerata minimamente invasiva e prevede, prima dell’atto chirurgico vero e proprio, l’esecuzione di una linfoscintigrafia dinamica, allo scopo di identificare con precisione l’esatto linfonodo da asportare. Una volta identificato il bersaglio, quest’ultimo può essere asportato con un piccolo intervento chirurgico e analizzato.

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 Trattamento: biopsia del linfonodo sentinella;

Obiettivo: determinare se cellule di melanoma hanno raggiunto, attraverso il sistema linfatico, il linfonodo sentinella;
Raccomandazioni: la biopsia del linfonodo sentinella deve essere effettuata contestualmente all’allargamento.

Terapia adiuvante

Nello stadio IIB e IIC può essere discusso col paziente l’inizio di una terapia adiuvante.
Una terapia adiuvante è una terapia farmacologica che si somministra a un paziente apparentemente sano allo scopo di ridurre il rischio di ripresa di malattia locoregionale o a distanza (metastatizzazione). Il meccanismo col quale dovrebbe operare è eliminare eventuali cellule quiescenti presenti nei tessuti o nel sangue.

In questo stadio di malattia, le linee guida AIOM raccomandano l’utilizzo dell’interferone a basse dosi (3 milioni di unità) somministrato mediante iniezioni sottocutanee 3 volte alla settimana. L’interferone è una sostanza prodotta normalmente dal nostro corpo per combattere infezioni e altre patologie: il razionale nell’impiego di questa sostanza è quello di utilizzare il sistema immunitario, iperattivandolo contro eventuali cellule residue di melanoma.

Tuttavia, non tutti i pazienti in stadio II beneficiano dell’interferone.
Le linee guida recitano infatti che mentre nello stadio IIA non dovrebbe essere eseguito nessun trattamento adiuvante salvo casi particolari, la raccomandazione diventa più forte nello stadio IIB e IIC. L’analisi dei dati più recenti ha inoltre permesso di definire meglio quali pazienti beneficeranno di una terapia che, come tutte le terapie farmacologiche, non è scevra da effetti collaterali.

Nello specifico, si è visto come i pazienti con diagnosi di melanoma ulcerato ottengano risultati migliori dopo la terapia con interferone, passando da un beneficio globale del 3% in termini di sopravvivenza a 10 anni a un beneficio del 10.5% considerando solo questo sottogruppo di pazienti.

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 Trattamento: interferone;

Obiettivo: eliminare eventuali cellule tumorali o foci microscopici di malattia tumorale in circolo;
Raccomandazioni: frequente e puntale comunicazione con il proprio oncologo per riportare tempestivamente eventuali effetti collaterali e impostare una terapia.

Studi clinici sperimentali

In moltissimi centri sono attualmente disponibili studi clinici sperimentali che danno possibilità terapeutiche in più rispetto alle terapie standard. È importante che il vostro oncologo sia aggiornato sugli studi in corso e proponga delle valutazioni nei centri di riferimento per valutare la possibilità di partecipare a un trial clinico.